Caduta dei capelli e testosterone: qual è il vero ruolo degli ormoni?
Sommario
La perdita dei capelli è un problema che tocca sia uomini che donne, e le cause possono essere davvero tante: predisposizione genetica, stress, alimentazione, squilibri ormonali… Ma c’è un fattore che spesso emerge come protagonista: il testosterone. Questo ormone androgeno, fondamentale per il corretto funzionamento del nostro organismo, è infatti coinvolto nei casi di alopecia androgenetica. Ma qual è il suo ruolo effettivo? È davvero il responsabile della caduta dei capelli? E perché alcune persone sono più sensibili di altre ai suoi effetti? Scopriamo insieme il legame tra testosterone, DHT e perdita dei capelli.
Che cos’è il testosterone?
Il testosterone è un ormone steroideo prodotto principalmente dai testicoli negli uomini e, in quantità minore, dalle ovaie nelle donne. In entrambi i sessi, anche le ghiandole surrenali ne producono piccole quantità. Appartiene alla famiglia degli androgeni, gli ormoni sessuali maschili responsabili dello sviluppo delle caratteristiche sessuali secondarie: la peluria corporea, il timbro grave della voce, lo sviluppo della massa muscolare e perfino la libido.
Da sapere: I livelli di testosterone variano naturalmente nel corso della vita. Di solito raggiungono il picco massimo tra la tarda adolescenza e l’inizio dell’età adulta, per poi diminuire gradualmente con l’avanzare dell’età.
Il testosterone provoca davvero la caduta dei capelli?
Contrariamente a quanto si crede comunemente, non è il testosterone in sé a causare la caduta dei capelli, ma un suo derivato: il diidrotestosterone, o DHT. La ricerca scientifica conferma che “il diidrotestosterone è l’androgeno più influente e sembra svolgere un ruolo determinante nella patogenesi dell’alopecia androgenetica” (Urysiak-Czubatka et al., 2014).
Il DHT viene prodotto a partire dal testosterone grazie a un enzima chiamato 5-alfa-reduttasi. Questa conversione avviene principalmente nella prostata, nelle ghiandole surrenali e… nei follicoli piliferi. Una volta prodotto, il DHT si lega ai recettori degli androgeni presenti alla radice del capello.
Il meccanismo attraverso cui il DHT provoca la caduta dei capelli è complesso e coinvolge l’interazione con i recettori degli androgeni presenti sui follicoli piliferi. Quando il DHT si lega a questi recettori, innesca una serie di reazioni biochimiche che alterano il normale ciclo di crescita dei capelli.
Questi cambiamenti comportano:
- Un accorciamento progressivo della fase di crescita (anagen) del ciclo vitale del capello
- Una miniaturizzazione dei follicoli piliferi, che producono capelli sempre più fini e corti
- Un prolungamento della fase di riposo (telogen), che ritarda la comparsa di nuovi capelli
- Una riduzione del flusso sanguigno ai follicoli, limitando l’apporto di nutrienti essenziali
Alla fine, questo processo, noto come alopecia androgenetica o calvizie comune, porta alla perdita definitiva dei capelli nelle zone sensibili agli androgeni, principalmente la sommità del capo e le tempie negli uomini.
Da sapere: Non è tanto il livello di testosterone o DHT circolante nel sangue a determinare la predisposizione alla calvizie, quanto piuttosto la sensibilità dei follicoli piliferi a questi ormoni. Uno studio clinico ha dimostrato che, sebbene in alcuni pazienti affetti da alopecia androgenetica si osservino concentrazioni elevate di DHT nel sangue, “i fattori più importanti sembrano essere la sensibilità geneticamente determinata dei follicoli al DHT e le loro diverse risposte alla concentrazione di androgeni” (Urysiak-Czubatka et al., 2014).
Perdita di capelli e testosterone nelle donne
Anche nelle donne il ruolo del DHT nella perdita di capelli è significativo, anche se la manifestazione clinica è diversa. Mentre negli uomini l’alopecia androgenetica provoca tipicamente un arretramento dell’attaccatura dei capelli e calvizie sulla sommità del capo, nelle donne la perdita è più diffusa. Si manifesta con un diradamento generale dei capelli, in particolare sulla parte superiore della testa, mantenendo però intatta l’attaccatura frontale.
Questa presentazione specifica è confermata dalla letteratura scientifica che descrive l’alopecia femminile come “caratterizzata da diradamento diffuso delle regioni biparietali superiori e del vertice con conservazione dell’attaccatura anteriore dei capelli” (Fabbrocini et al., 2018).
Questa differenza si spiega con una minore densità di recettori degli androgeni nel cuoio capelluto femminile e con un’azione più moderata del DHT. Tuttavia, alcune donne potrebbero avere una maggiore sensibilità genetica a questo ormone, rendendo il loro cuoio capelluto più vulnerabile alla sua azione.
Da sapere: Un altro fattore spesso coinvolto è la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), un disturbo ormonale comune che causa una produzione eccessiva di androgeni, tra cui il testosterone. Gli studi confermano che la PCOS è una comorbilità endocrinologica frequentemente associata alla caduta dei capelli nelle donne (Fabbrocini et al., 2018). Nelle donne affette da PCOS, questo eccesso ormonale può favorire la conversione del testosterone in DHT, aggravando così la caduta dei capelli. Queste donne possono presentare anche irsutismo (crescita eccessiva di peli), acne ormonale e irregolarità mestruali.
Come si manifesta la calvizie maschile?
La calvizie maschile segue generalmente un andamento progressivo ben riconoscibile, classificato secondo la scala Norwood-Hamilton. Spesso inizia con un progressivo arretramento dell’attaccatura dei capelli, in particolare alle tempie (le cosiddette “stempiature”). Con il passare del tempo, questa perdita si estende verso la parte superiore della testa, dove si forma una zona calva.
Se non si interviene, le due aree – quella frontale e quella del vertice – finiscono per congiungersi, lasciando solo una corona di capelli ai lati e nella zona occipitale. La progressione varia da persona a persona: in alcuni uomini può iniziare già nella tarda adolescenza e diventare molto evidente prima dei 30 anni, mentre in altri rimane moderata, manifestandosi solo con un diradamento generale dei capelli.
In ogni caso, questa forma di alopecia è progressiva e irreversibile senza un intervento medico o chirurgico appropriato. Questo tipo di perdita di capelli è direttamente correlato alla sensibilità genetica al DHT. I follicoli situati sulla sommità della testa sono particolarmente vulnerabili a questo ormone, mentre quelli situati ai lati e sulla nuca sono molto meno sensibili: ecco perché quest’ultima zona è fondamentale nei trapianti di capelli.
Quali sono i trattamenti per l’alopecia androgenetica?
Sono stati sviluppati diversi approcci terapeutici per l’alopecia androgenetica, mirati a bloccare i meccanismi ormonali alla base del problema o a rivitalizzare direttamente i follicoli piliferi indeboliti.
Trattamenti farmacologici
I farmaci agiscono bloccando l’azione del DHT o stimolando la crescita dei capelli:
- Il Minoxidil è un trattamento topico utilizzato sia negli uomini che nelle donne. Si presenta sotto forma di schiuma o soluzione da applicare direttamente sul cuoio capelluto.
- La Finasteride è un farmaco orale prescritto esclusivamente agli uomini. Agisce bloccando l’enzima 5-alfa-reduttasi, impedendo così la conversione del testosterone in DHT. Studi randomizzati controllati hanno confermato che gli inibitori della 5-alfa-reduttasi come la finasteride “riducono la caduta dei capelli e promuovono la crescita negli uomini affetti da alopecia androgenetica” (Escamilla-Cruz et al., 2023). Questo trattamento può arrestare la caduta dei capelli e favorire una ricrescita parziale in alcuni pazienti.
È importante notare che “per le donne in età fertile, in gravidanza o in allattamento, l’AIFA vieta l’uso di finasteride a causa del rischio di malformazioni genitali nel feto maschio” (Escamilla-Cruz et al., 2023).
Trapianto di capelli
Il trapianto di capelli rappresenta una soluzione definitiva per ripristinare la densità dei capelli nelle zone colpite da alopecia androgenetica. Questa procedura chirurgica prevede il prelievo di follicoli piliferi da aree insensibili agli androgeni, solitamente la parte posteriore e laterale del cuoio capelluto, e il loro trapianto nelle aree diradate. Studi clinici confermano l’efficacia di questo approccio chirurgico nel trattamento della calvizie (Sethi & Bansal, 2013).
Le due tecniche principali utilizzate sono:
- La tecnica FUE: questo metodo consiste nel prelevare i follicoli piliferi uno ad uno, tramite un micro-punch circolare, direttamente dalla zona donatrice (di solito la parte posteriore o i lati del cranio). Questi innesti vengono poi reimpiantati manualmente nelle aree calve. La FUE è oggi la tecnica più utilizzata perché minimamente invasiva, non lascia cicatrici lineari e consente una guarigione rapida. È adatta sia agli uomini che alle donne e, se eseguita da un team esperto, garantisce un risultato estremamente naturale.
- Il metodo DHI: una variante avanzata della FUE, la tecnica DHI utilizza una penna per impianti chiamata Choi Pen. I follicoli vengono prima estratti in modo simile alla FUE, ma vengono immediatamente impiantati nel cuoio capelluto, senza dover prima creare incisioni nella zona ricevente. Tecniche simili, come il “trapianto diretto di capelli”, hanno mostrato ottimi risultati grazie all’impianto degli innesti subito dopo il prelievo, riducendo così il “tempo extracorporeo” e migliorando potenzialmente la sopravvivenza dell’innesto (Sethi e Bansal, 2013).
Il vantaggio principale della DHI è la maggiore precisione chirurgica: l’angolazione, la profondità e la direzione di ogni impianto sono perfettamente controllate, garantendo una densità ottimale e un aspetto ultra naturale. Inoltre, questa tecnica riduce il sanguinamento e favorisce una guarigione più rapida.
Queste tecniche, sebbene molto efficaci, richiedono competenze chirurgiche approfondite e una perfetta padronanza degli strumenti di microinnesto. Per garantire risultati naturali, duraturi e armoniosi, è fondamentale affidarsi a un professionista esperto, abituato a gestire diverse tipologie di capelli e ad adattare il metodo a ogni singolo caso.
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Riferimenti bibliografici
Escamilla-Cruz, M., Magaña, M., Escandón-Perez, S., & Bello-Chavolla, O.Y. (2023). Use of 5-Alpha Reductase Inhibitors in Dermatology: A Narrative Review. Dermatology and Therapy (Heidelb), 13(8), 1721–1731. https://doi.org/10.1007/s13555-023-00974-4
Fabbrocini, G., Cantelli, M., Masarà, A., Annunziata, M.C., Marasca, C., & Cacciapuoti, S. (2018). Female pattern hair loss: A clinical, pathophysiologic, and therapeutic review. International Journal of Women’s Dermatology, 4(4), 203–211. https://doi.org/10.1016/j.ijwd.2018.05.001
Sethi, P., & Bansal, A. (2013). Direct Hair Transplantation: A Modified Follicular Unit Extraction Technique. Journal of Cutaneous and Aesthetic Surgery, 6(2), 100–105. https://doi.org/10.4103/0974-2077.112672
Urysiak-Czubatka, I., Kmieć, M.L., & Broniarczyk-Dyła, G. (2014). Assessment of the usefulness of dihydrotestosterone in the diagnostics of patients with androgenetic alopecia. Postepy Dermatologii I Alergologii, 31(4), 207–215. https://doi.org/10.5114/pdia.2014.40925