PP405 e Clascoterone: i nuovi farmaci anticaduta nel 2026-2027

Due molecole: Minoxidil e Finasteride. È tutto ciò che la medicina offre contro la caduta dei capelli da oltre trent’anni. Due trattamenti che funzionano, certo. Ma che lasciano insoddisfatti molti pazienti, vuoi perché i risultati si stabilizzano nel tempo, vuoi perché gli effetti collaterali scoraggiano.

Buone notizie: la ricerca farmaceutica ha accelerato come non succedeva da decenni. Tre molecole stanno facendo parlare di sé ai congressi di dermatologia: Clascoterone, PP405 ed ET-02. Tre approcci radicalmente diversi tra loro. Facciamo il punto, dati clinici alla mano.

Perché la ricerca sui capelli accelererà nel 2026

L’alopecia androgenetica colpisce tra 1,2 e 2 miliardi di uomini nel mondo. È anche la prima causa di caduta dei capelli nelle donne dopo la menopausa. Il mercato globale dei trattamenti anticaduta? Oltre 23 miliardi di dollari nel 2021. E continua a crescere.

Eppure, sul fronte delle nuove terapie, è un deserto: nessuna nuova molecola approvata dalla FDA per la calvizie maschile dal 1997. Quasi trent’anni. Un’eternità.

Il problema dei trattamenti attuali è noto. Il minoxidil migliora il flusso sanguigno del cuoio capelluto tramite vasodilatazione. Funziona, ma non interviene sulla causa ormonale della miniaturizzazione dei follicoli. La finasteride, dal canto suo, blocca la conversione del testosterone in DHT, l’ormone che restringe i follicoli e assottiglia i capelli. Il suo limite: agisce a livello sistemico. Di conseguenza, produce effetti collaterali sessuali che allontanano molti uomini. La FDA ha recentemente imposto l’inserimento dell’ideazione suicidaria tra gli effetti indesiderati.

È in questo vuoto terapeutico che si inseriscono le tre nuove molecole.

Clascoterone: blocca il DHT senza toccare gli ormoni

Il primo antiandrogeno topico

Il Clascoterone (Breezula®, CB-03-01) è sviluppato da Cassiopea/Cosmo Pharmaceuticals. Il suo meccanismo d’azione: si lega direttamente ai recettori degli androgeni nel follicolo pilifero, impedendo al DHT di attaccarsi. A differenza della finasteride, che agisce su tutto il corpo, agisce in sede locale. L’effetto antiandrogeno resta confinato al cuoio capelluto, senza interferire con gli ormoni in circolo.

Una versione in crema all’1% (Winlevi®) è già approvata dalla FDA dal 2020 per l’acne. Per la calvizie, però, è in fase di sviluppo una soluzione al 5%. Serve una concentrazione molto più alta per raggiungere i follicoli in profondità.

Risultati della fase 3

I dati più recenti vengono dagli studi SCALP 1 e SCALP 2. Due trial multicentrici, randomizzati, in doppio cieco, di fase 3. 1.465 uomini arruolati in 51 centri tra Stati Uniti ed Europa. Clascoterone al 5% o placebo, applicato due volte al giorno per 6 mesi.

I dati pubblicati a fine 2025 parlano da soli.

SCALP 1: miglioramento relativo del 539% nel conteggio dei capelli nell’area target rispetto al placebo.

SCALP 2: miglioramento relativo del 168%.

La differenza tra i due studi è ampia, ma entrambi raggiungono la significatività statistica necessaria per l’approvazione regolatoria.

Sul piano della sicurezza, il profilo è paragonabile al placebo. Effetti avversi? Per lo più lieve irritazione nel punto di applicazione. Nessun effetto sistemico degno di nota.

La Professoressa Maria Hordinsky, ricercatrice principale dello studio e docente di dermatologia all’Università del Minnesota, è stata netta: i pazienti hanno tollerato bene il trattamento e gli effetti collaterali sistemici sono stati praticamente inesistenti. Un vantaggio concreto rispetto agli inibitori orali della 5-alfa reduttasi.

Tempistiche

Cosmo Pharmaceuticals completerà il follow-up di sicurezza a 12 mesi nella primavera 2026. Seguiranno le domande di approvazione parallele negli Stati Uniti e in Europa. Se tutto procede come previsto, il clascoterone potrebbe arrivare sul mercato nel 2027. Sarebbe il primo nuovo meccanismo d’azione contro la calvizie in oltre tre decenni.

PP405: risvegliare le cellule staminali dormienti

Un meccanismo che non ha nulla a che fare con gli ormoni

PP405 è un approccio del tutto diverso. Sviluppato da Pelage Pharmaceuticals, spin-off dell’UCLA fondato nel 2018, questo gel topico agisce sul metabolismo delle cellule staminali del follicolo pilifero. Non sugli ormoni, non sulla circolazione sanguigna. Sul metabolismo cellulare.

Tutto nasce da una scoperta pubblicata nel 2017 su Nature Cell Biology dai ricercatori William Lowry e Heather Christofk. Le cellule staminali del follicolo usano uno specifico metabolismo glicolitico: producono molto più lattato rispetto alle altre cellule epidermiche. E questa produzione di lattato è indispensabile per la loro riattivazione.

Quando l’enzima lattato deidrogenasi (LDHA) viene soppresso nei topi, i follicoli restano dormienti. Al contrario, quando la produzione di lattato viene forzata bloccando il trasportatore mitocondriale del piruvato (MPC1), le cellule staminali si riattivano. Il ciclo pilifero riparte.

PP405 agisce proprio su questo meccanismo. Impedisce al piruvato di entrare nei mitocondri, costringendo la cellula a convertirlo in lattato. Questo eccesso di lattato risveglia le cellule staminali dormienti nel follicolo, anche nelle zone già colpite dalla caduta, dove i follicoli sono quiescenti ma non distrutti.

Aspetto non secondario: il meccanismo funziona in teoria sia negli uomini sia nelle donne. La finasteride, invece, non è approvata per le donne a causa dei suoi effetti ormonali.

Risultati rapidi e inattesi

Lo studio di fase 2a ha arruolato 78 uomini e donne con alopecia androgenetica. Un gel topico allo 0,05% di PP405 o placebo, applicato una volta al giorno per quattro settimane. Follow-up fino a 12 settimane.

I risultati annunciati a giugno 2025 hanno sorpreso i dermatologi.

Tra gli uomini con calvizie avanzata: il 31% ha guadagnato oltre il 20% di densità pilifera entro l’ottava settimana. Nel gruppo placebo: 0%.

Nessun assorbimento sistemico rilevato nel sangue.

Ma il dato più sorprendente riguarda il tipo di ricrescita. PP405 ha stimolato la crescita di nuovi capelli terminali: non lanugine, non peli vellus, ma capelli veri e spessi, in aree dove prima non c’era nulla di visibile.

Qui non si parla più di rallentare la caduta. Si parla di rigenerazione.

I trattamenti convenzionali, in particolare il minoxidil, richiedono in genere dai 6 ai 12 mesi prima di produrre risultati visibili. PP405 ha mostrato un’attività biologica significativa in 8 settimane.

Pelage Pharmaceuticals, sostenuta da 120 milioni di dollari di finanziamenti di Serie B (ARCH Venture Partners e Google Ventures), avvierà studi di fase 3 nel 2026. Approvazione FDA stimata tra il 2027 e il 2029.

ET-02: crescita 6 volte superiore al placebo in 5 settimane

Il candidato che ha colpito gli specialisti

ET-02, sviluppato da Eirion Therapeutics, è comparso sulla scena a gennaio 2025 con risultati di fase 1 definiti “storici” dal Professor Jerry Shapiro, tra i maggiori esperti mondiali di alopecia alla New York University.

Lo studio: 24 uomini, 3 centri statunitensi, doppio cieco. Testate due concentrazioni (1,25% e 5%), applicate una volta al giorno per 4 settimane.

Il meccanismo d’azione esatto di ET-02 non è stato reso pubblico per intero, ma si ritiene agisca sulla biologia delle cellule staminali follicolari. Senza interferenze ormonali.

I numeri

Alla fine della quinta settimana, la soluzione al 5% ha prodotto una crescita dei capelli 6 volte superiore rispetto al placebo. Lo spessore dei capelli è aumentato di circa il 10% rispetto al gruppo di controllo.

Nessun effetto avverso significativo. Nessuna irritazione. Nessun bruciore. Nessun risultato anomalo negli esami del sangue.

Per dare un ordine di grandezza: un mese di ET-02 al 5% avrebbe prodotto una crescita superiore a quella ottenuta con quattro mesi di minoxidil topico in studi separati. Il confronto non è diretto (non esiste uno studio testa a testa), ma le proporzioni hanno colpito i dermatologi.

Eirion sta pianificando uno studio di fase 2 esteso a 150 pazienti per una durata di sei mesi. L’applicazione una volta al giorno sarebbe anche un vantaggio pratico rispetto al minoxidil, che ne richiede due.

Queste nuove molecole sostituiranno il trapianto di capelli?

La risposta onesta: no. Non ora, e probabilmente non a breve.

Questi tre trattamenti sono progressi reali. Ma sono trattamenti continuativi. Vanno applicati con regolarità, probabilmente per tutta la vita, per mantenere i risultati. Come il minoxidil o la finasteride oggi. Si smette, e la caduta riprende.

Anche per il PP405 ci sono limiti precisi. Pelage Pharmaceuticals lo ha detto chiaramente: se il follicolo è cicatrizzato in modo irreversibile, il trattamento non funziona.

Per questi casi il trapianto di capelli in Turchia resta il gold standard. Tecniche come la Sapphire FUE o la DHI trapiantano follicoli geneticamente resistenti al DHT dalla zona donatrice. Il risultato è permanente. I capelli trapiantati non cadono.

Nella nostra esperienza presso la clinica del Dott. Emrah Cinik, con oltre 20 anni di esperienza, l’approccio migliore è spesso combinato: un trapianto per ripristinare la densità dove i follicoli sono scomparsi, e un trattamento farmacologico (attuale o futuro) per proteggere i capelli naturali rimasti. Alcuni pazienti integrano il protocollo con sedute di mesoterapia o mesotrapianto Regenera Activa per stimolare la ricrescita intorno alla zona trapiantata.

Cosa si può fare già oggi?

Non serve aspettare che queste molecole arrivino in commercio. Soluzioni efficaci ci sono già. Il Dott. Emrah Cinik, con oltre 20 anni di esperienza e protocolli conformi agli standard ISHRS, offre una valutazione personalizzata gratuita. Che si tratti di un trattamento farmacologico, di un trapianto o di entrambi, ogni caso merita una diagnosi specifica.

Prezzi delle diverse tecniche e risultati prima/dopo sono consultabili online. Per verificare l’idoneità al trapianto, basta una semplice consulenza.

Riferimenti scientifici

Flores, A., Schell, J., Krall, A. S., Jelinek, D., Miranda, M., Grigorian, M., … & Lowry, W. E. (2017). Lactate dehydrogenase activity drives hair follicle stem cell activation. Nature Cell Biology, 19(9), 1017-1026. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5657543/

Marks, D. H., Prasad, S., De Souza, B., Burns, L. J., & Senna, M. M. (2020). Topical antiandrogen therapies for androgenetic alopecia and acne vulgaris. American Journal of Clinical Dermatology, 21(2), 245-254. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31802398/

Mazzetti, A., Cartwright, M., Moro, L., et al. (2019). A summary of in vitro, phase I, and phase II studies evaluating the mechanism of action, safety, and efficacy of clascoterone (cortexolone 17α propionate, CB-03-01) in androgenetic alopecia. Journal of the American Academy of Dermatology, 81(4), AB13.

Siah, T. W., & Sinclair, R. (2023). Androgenetic alopecia: Therapy update. Drugs, 83(8), 701-715. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10173235/

Tosti, A., & Siah, T. W. (2020). Clascoterone as a novel treatment for androgenetic alopecia. Dermatology and Therapy, 10, 527-534. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32421862/

ClinicalTrials.gov. (2024). Safety, Pharmacokinetics and Efficacy of PP405 in Adults With Androgenetic Alopecia. NCT06393452. https://clinicaltrials.gov/study/NCT06393452

ClinicalTrials.gov. (2023). A Study to Evaluate the Efficacy and Safety of Clascoterone Solution in Male Subjects With Androgenetic Alopecia (SCALP). NCT05914805. https://clinicaltrials.gov/study/NCT05914805

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