Durata di un trapianto di capelli: dall'intervento al risultato finale
Sommario
Quando si parla di durata di un trapianto di capelli si parla in realtà di quattro orologi diversi. Quello dell’intervento, che si conta in ore. Quello del recupero, che si conta in giorni. Quello della ricrescita, che si conta in mesi. E quello del risultato, che si conta in anni. Confonderli è la prima fonte di delusione.
Una seduta dura nella maggior parte dei casi da 6 a 8 ore, per un numero di innesti compreso fra 3.000 e 4.500. Il risultato definitivo, invece, si giudica dopo un anno. Ecco quanto richiede davvero ogni fase, cronometro alla mano.
Quanto dura l’intervento vero e proprio
Il trapianto si svolge in una sola giornata, in anestesia locale, senza ricovero. Restate svegli per tutto il tempo, potete parlare, mangiare e chiedere delle pause.
La visita e il disegno dell’attaccatura (circa 1 ora)
Prima di ogni altra cosa il chirurgo esamina il cuoio capelluto, valuta la densità disponibile nella zona donatrice, cioè la fascia di capelli sulla nuca e sui lati che fornisce il materiale da trapiantare, poi disegna con un pennarello la futura linea frontale. È anche il momento in cui si fissa il numero di innesti, ed è quella cifra a dettare la durata di tutto il resto.
Un’ora passata a disegnare sembra tanta per quello che è. Eppure decide quanto apparirà naturale il risultato per tutto il resto della vostra vita.
La preparazione (da 30 minuti a 1 ora)
Rasatura del capo, posizionamento di una flebo, disinfezione, poi l’anestesia locale della zona donatrice. Alcuni pazienti ricevono una sedazione leggera, che non allunga la procedura.
Il prelievo degli innesti (da 2 a 4 ore)
È la fase più lunga. Con la tecnica FUE, le unità follicolari, cioè i gruppetti naturali da 1 a 4 capelli che crescono insieme, vengono estratte una a una con un micro-punch, una minuscola punta cava di meno di un millimetro. Sharma e Ranjan ricordano nella loro revisione che è proprio questa estrazione unità per unità a distinguere la FUE dal prelievo a striscia, ed è la stessa ragione per cui l’intervento richiede più tempo.
Il confronto con la tecnica FUT, oggi ormai marginale, è netto: prelevare una striscia di cuoio capelluto richiede meno di un’ora, ma lascia una cicatrice lineare permanente. La FUE scambia tempo operatorio con una zona donatrice priva di cicatrici visibili.
La selezione e la conservazione (in parallelo)
Mentre il chirurgo preleva, l’équipe seleziona gli innesti sotto ingrandimento e li ripone in una soluzione di conservazione refrigerata. Questo passaggio non allunga l’intervento, ma spiega perché la durata complessiva venga sorvegliata con tanta attenzione.
Beehner ha seguito la sopravvivenza di innesti tenuti fuori dal corpo per 96 ore: la vitalità si degrada con il tempo trascorso all’esterno e dipende molto dalla soluzione impiegata. In pratica, ogni ora guadagnata in sala è un’ora in meno passata fuori dal cuoio capelluto dagli ultimi innesti impiantati.
L’impianto (da 2 a 4 ore)
Ogni innesto viene collocato in una micro-incisione, secondo l’angolo e la densità stabiliti la mattina stessa. Con la DHI, l’incisione e l’impianto avvengono in un solo gesto grazie a un impiantatore a penna. Con la FUE zaffiro, invece, i canali vengono aperti in anticipo con una lama di zaffiro. Le due strade portano a durate paragonabili.
L’uscita dalla clinica (30 minuti)
Medicazione della zona donatrice, fascia, consegna dei farmaci e delle indicazioni post-operatorie. La sera stessa siete di nuovo in piedi a camminare.
Che cosa fa variare la durata
Tre elementi pesano davvero sul cronometro: il numero di innesti, la tecnica scelta e l’affiatamento dell’équipe.
Il numero di innesti resta il fattore dominante. Una zona frontale limitata richiede da due a tre ore in meno rispetto a una copertura che va dalla fronte al vertice, cioè la sommità del capo. Quando la superficie diradata supera ciò che una sola seduta può coprire, conviene programmare due interventi distanziati piuttosto che allungare una giornata già lunga.
Poi conta la qualità del capello. Un capello riccio o un cuoio capelluto spesso rallentano l’estrazione.
L’esperienza dell’équipe
Un trapianto non è un lavoro solitario. Chirurgo e tecnici lavorano in coppie coordinate, ed è proprio quel coordinamento a far guadagnare ore. La curva di apprendimento della FUE è lunga, come conferma la letteratura citata sopra sugli esordi della tecnica. Il percorso di chi opera è raccontato nella pagina dell’équipe della clinica.
Quanto dura il recupero
La convalescenza è più breve di quanto molti immaginino. Si torna a camminare già dall’indomani. Il gonfiore della fronte raggiunge il picco fra il secondo e il quarto giorno, poi si riassorbe da solo, come spiega la nostra pagina sul gonfiore dopo il trapianto.
Gli innesti diventano inamovibili intorno al decimo giorno. Bernstein e Rassman lo hanno misurato su 42 pazienti tirando i capelli impiantati giorno dopo giorno: al nono giorno non si staccava più nessun innesto. Le croste cadono subito dopo, fra il decimo e il quattordicesimo giorno, argomento trattato nel dettaglio nel nostro articolo sulle croste dopo il trapianto.
Sul fronte dello sforzo fisico il calendario procede a tappe: cardio leggero al quindicesimo giorno, carichi moderati la terza settimana, sport di contatto e carichi massimi a un mese. Il dettaglio si trova nella nostra pagina dedicata allo sport dopo il trapianto.
Quanto tempo prima di vedere il risultato
È la durata peggio compresa, e quella che logora di più la pazienza.
Due cadute si susseguono, e quasi sempre vengono confuse tra loro. Nelle prime tre settimane si stacca il fusto visibile dei capelli impiantati: è previsto dal programma. Poi, fra la seconda e l’ottava settimana, possono cadere a loro volta i capelli nativi vicini, ed è questo il vero e proprio shock loss. In entrambi i casi il follicolo resta al suo posto sotto la pelle, cade solo il fusto.
La ricrescita si avvia verso il terzo mese. A sei mesi la densità diventa nettamente visibile, con capelli ancora sottili, come mostra il nostro articolo sul trapianto a sei mesi. Il risultato definitivo si giudica dopo un anno, a volte quindici mesi per il vertice, che ricresce sempre più lentamente della linea frontale.
E quanto dura il risultato
Gli innesti provengono dalla corona, una zona i cui follicoli non portano i recettori sensibili al diidrotestosterone, l’ormone responsabile dell’alopecia androgenetica. Una volta trapiantati, conservano quella insensibilità. È il principio della dominanza del donatore, ed è la ragione per cui i capelli trapiantati non ricadono.
Il trapianto resta così il trattamento più duraturo dell’alopecia androgenetica. Non impedisce alla calvizie di avanzare altrove sul capo, e per questo un controllo medico negli anni successivi conserva tutto il suo senso.
Che cosa ricordare
Otto ore in una sola giornata, una decina di giorni di precauzioni, dodici mesi prima del verdetto, poi un risultato che vi accompagna per tutta la vita. Questo scarto fra il tempo dell’intervento e il tempo della ricrescita andrebbe messo in chiaro prima di prenotare, non dopo. Ogni trapianto di capelli in Turchia eseguito nella nostra clinica di Istanbul si accompagna a un calendario di controlli consegnato al paziente, mese per mese.
Fonti
Sharma, R., e Ranjan, A. (2019). Follicular unit extraction (FUE) hair transplant: curves ahead. Journal of Maxillofacial and Oral Surgery, 18(4), 509-517. https://doi.org/10.1007/s12663-019-01245-6
Bernstein, R. M., e Rassman, W. R. (2006). Graft anchoring in hair transplantation. Dermatologic Surgery, 32(2), 198-204. https://doi.org/10.1097/00042728-200602000-00006
Beehner, M. (2011). 96-hour study of FU graft out-of-body survival comparing saline to Hypothermosol/ATP solution. Hair Transplant Forum International, 21(2), 33. https://doi.org/10.33589/21.2.0033