Trapianto di capelli DHI con 2450 innesti: il prima e dopo di Xavier in Turchia
Sommario
Da un po’ di tempo Xavier evitava di guardare il proprio riflesso, perché nelle vetrine, nel finestrino dell’auto e nello schermo spento del telefono vedeva ovunque la stessa cosa, una fronte sempre più alta e due stempiature che, mese dopo mese, si allargavano. A un certo punto ha deciso di smettere di rimandare, basta trucchi con il taglio, basta ciuffi pettinati in avanti, basta sperare che la caduta si fermasse da sola, e ha scelto la clinica del Dr Emrah Cinik a Istanbul e la tecnica DHI, con un’idea ben chiara, puntare al volume giusto e non al numero più alto. Questa è la storia del suo trapianto di capelli, un DHI da 2450 innesti, raccontata dall’inizio alla fine, la consulenza, il progetto, l’intervento, il recupero e il risultato.
Chi è Xavier?
Partiamo da qui: la sua attaccatura si era arretrata di circa 2 cm nella parte frontale, la classica forma a M con due rientranze sulla fronte talmente nette da sembrare disegnate con il righello, che, va detto, lo facevano sembrare più vecchio, e a questo si aggiungeva il diradamento agli angoli, le stempiature laterali, dove anche la densità diminuiva finché quel vuoto si univa a quello davanti e la zona scoperta sembrava un’unica macchia che saliva verso l’alto. Dietro la sua decisione c’erano mesi di ricerche, tra forum, foto, dubbi e ripensamenti, e dal punto di vista clinico il quadro era chiaro, una calvizie maschile da precoce a moderata di quelle che rientrano nella scala Norwood-Hamilton, all’origine l’alopecia androgenetica, cioè l’effetto del DHT, l’ormone responsabile della calvizie, sui follicoli più sensibili, mentre l’obiettivo di Xavier era facile da spiegare e difficile da realizzare, un’attaccatura che sembrasse non essere mai andata via.
La decisione: perché un trapianto, perché il Dr Cinik a Istanbul
A convincerlo sono stati due fattori, la tecnica e l’équipe. Sul primo punto si era già informato a fondo e sapeva che il trapianto è la risposta più duratura all’alopecia androgenetica, perché creme e integratori hanno la loro utilità ma al massimo rallentano la caduta senza fermarla per sempre, e lui non voleva un trattamento da portare avanti a vita ma una soluzione definitiva, una volta sola e fatta bene. Sul secondo punto contava il modo di lavorare, perché alla clinica del Dr Cinik il lavoro in DHI si concentra sulla zona più difficile in assoluto, l’attaccatura, il punto in cui si capisce subito se un trapianto è riuscito oppure no, e poi c’era il numero degli innesti, non un pacchetto da listino né una cifra decisa a tavolino ma un conteggio calcolato sul suo cuoio capelluto, 2450 innesti, con una sola regola di fondo, la qualità prima della quantità.
Cosa ha rilevato la valutazione
La valutazione si è concentrata su tre aspetti, l’arretramento frontale, il diradamento laterale e la riserva donatrice, e la fronte arretrata di circa 2 cm con la sua forma a M è stata misurata e segnata con precisione, niente fatto a occhio ma misure, proporzioni e segni, poi è stata esaminata l’area donatrice e la zona della nuca si è rivelata forte e densa, i follicoli giusti, quelli resistenti all’ormone della calvizie, che non cadono nemmeno quando il resto si dirada. Da quella zona si potevano prelevare 2450 innesti senza lasciare diradamenti visibili e conservando comunque una riserva per il futuro, il punto che troppi dimenticano, perché l’area donatrice è un capitale limitato, una volta usato un follicolo non torna indietro, e per questo non va sprecato.
La DHI spiegata, e perché 2450 innesti
Chiariamo subito la sigla, DHI sta per Direct Hair Implantation, cioè impianto diretto, e tutto ruota intorno a un unico strumento, la penna Choi. La sequenza è semplice, prima si estraggono le unità follicolari una per una, ognuna con 1-4 capelli, senza prelevare nessuna striscia di cute e quindi senza nessuna cicatrice lineare, poi arriva il passaggio chiave, l’innesto viene caricato dentro la penna che con un solo movimento apre il microcanale e deposita il follicolo, un gesto unico, e il vantaggio è doppio, i follicoli restano meno tempo fuori dal corpo e quindi soffrono di meno, e allo stesso tempo il chirurgo controlla profondità, angolo e direzione di ogni singolo capello. Sull’attaccatura questo controllo fa la differenza, è il vantaggio del DHI rispetto alla tecnica Sapphire FUE e alla FUE manuale, con una sopravvivenza degli innesti che supera il 90% e i capelli nativi intorno che restano protetti. Niente modelli standard e nessuna linea presa da un catalogo, l’attaccatura è stata disegnata sul viso di Xavier e su nessun altro, partendo dalle proporzioni, la distanza tra naso e mento, quella tra sopracciglia e attaccatura e la simmetria tra lato sinistro e lato destro, perché è il viso a dettare la linea e non il contrario, poi viene la scelta più delicata, la linea doveva essere abbastanza bassa da ridare un aspetto giovane ma mai così bassa da far capire che c’era stato un intervento, il punto giusto stando nel mezzo, una questione di millimetri. I 2450 innesti sono stati distribuiti su 3 zone, la linea frontale che ha ricevuto la quota maggiore, gli angoli laterali da richiudere e le zone di transizione dove il nuovo si fonde con i capelli che c’erano già, e infine la densità costruita a strati, innesti a capello singolo sul bordo più avanzato dove in natura i capelli sono più sottili e innesti con più capelli dietro per dare volume, è così che si evita l’effetto parrucca.
Il giorno dell’intervento: una seduta a Istanbul
La mattinata è stata tranquilla, senza alcuna fretta, anamnesi, conferma dei farmaci e ultime domande tutto risolto prima di iniziare, chiarito sul posto e senza sorprese, poi la nuova attaccatura è stata disegnata direttamente sul cuoio capelluto e Xavier l’ha guardata allo specchio e l’ha approvata, la sua faccia, la sua linea, il suo via libera. Si è lavorato in anestesia locale, con il paziente sveglio e senza dolore, e la sedazione era disponibile ma non è servita, mentre durante l’estrazione sono stati prelevati 2450 innesti dalla nuca, con i punti di prelievo distribuiti in modo uniforme e mai concentrati in un solo punto, proprio per non lasciare buchi, poi l’impianto fatto a mano e uno a uno, con angolo e direzione naturali e quelle piccole irregolarità volute sul bordo, che fanno sembrare la linea vera e non disegnata, in tutto una seduta di circa 6-8 ore.
La ricrescita, mese per mese
Anche il recupero ha le sue tappe, e conviene conoscerle prima per non spaventarsi dopo.
Settimana 1
Nella prima settimana il cuoio capelluto è arrossato, come dopo una scottatura leggera, e si formano piccole croste intorno agli innesti e altre nell’area donatrice, quelle dietro che cadono nel giro di pochi giorni, mentre le regole sono poche e da rispettare alla lettera, dormire con la testa sollevata, fare lavaggi delicati e non toccare gli innesti, perché in questa fase la cura post-trapianto conta quanto l’intervento stesso.
Settimane 3-4: la caduta
Poi arriva il momento che spaventa tutti, tra la terza e la quarta settimana i capelli trapiantati cadono, si chiama shock loss, è del tutto normale ed è previsto, i follicoli sotto la pelle restando vivi, cade il fusto e non la radice, e in clinica lo ripetiamo sempre, non è un fallimento ma solo una ripartenza.
Mesi 3-6: la prima ricrescita
Tra il terzo e il sesto mese comincia la parte bella, e intorno al terzo mese spuntano i primi capelli, sottili e chiari, i primi segni della ricrescita, che da quel momento in poi diventano sempre più fitti, settimana dopo settimana.
Mesi 6-12: il risultato finale
Tra il sesto e il dodicesimo mese i capelli si fanno più spessi e più scuri, si fondono con i capelli nativi, raggiungono la densità completa e gli angoli si richiudono, e pian piano tutto torna al suo posto.
Il prima e dopo: il risultato a 2450 innesti
Prima, l’attaccatura arretrata dominava tutto il viso, era la prima cosa che si notava e lo invecchiava, mentre a 12 mesi la situazione era un’altra, attaccatura piena e naturale, capelli ben orientati, stempiature ricostruite e proporzioni del viso ritrovate, e il risultato può ancora migliorare perché parte della densità arriva fino a 18 mesi. L’aspetto naturale non è frutto del caso, nasce da tre cose insieme, il posizionamento strategico degli innesti, l’attaccatura disegnata su misura e il controllo millimetrico che permette il DHI, e se vuoi vederlo con i tuoi occhi puoi dare un’occhiata agli altri risultati prima e dopo della clinica e in particolare ad altri casi DHI prima e dopo.
Come si riconosce un buon risultato
Diciamolo chiaramente, ci sono dei segnali e quasi nessuno è quello che ti aspetti. Un buon innesto cade prima di crescere, lo shock loss non è un problema ma il follicolo che riparte, e chi non lo sa si spaventa per niente, mentre un buon risultato chiede pazienza, ricrescita al terzo mese, densità apprezzabile verso il sesto mese, quadro finale intorno al dodicesimo mese e ultimi ritocchi fino a 18 mesi, perché la natura non si può forzare. Una buona attaccatura non è perfettamente dritta, il bordo è morbido e leggermente irregolare perché una linea troppo netta si vede subito che è artificiale, una buona area donatrice resta normale, senza diradamento evidente dietro e con punti di prelievo invisibili così che chi guarda non si accorge di nulla, e un buon piano guarda al futuro, perché gli innesti sono una risorsa limitata e una riserva tenuta da parte oggi è una possibilità in più domani. Perché 2450 innesti erano il numero giusto? Il conteggio si adatta sempre alla persona e conta tutto, quanto si è perso, quanta densità serve, com’è fatto il capello e quanto si rischia di perdere ancora, e per Xavier quel calcolo ha dato 2450 innesti, non una cifra tonda scelta per fare scena ma il numero giusto per il suo caso, perché qui c’è una tentazione da evitare, esagerare con il numero impressiona il primo giorno, sembra di più e sembra meglio, ma in realtà svuota l’area donatrice e porta a rimpianti, mentre un conteggio misurato, ben posizionato e con la riserva donatrice protetta è la ricetta di un risultato che regge negli anni e non solo che parte bene.
E se fosse il tuo turno?
La storia di Xavier è un percorso, non una garanzia, perché ogni cuoio capelluto è diverso e ogni caso ha le sue regole, e solo una valutazione fatta come si deve può dirti cosa è realistico per la tua situazione, con la consulenza gratuita. L’unico modo per sapere cosa fa davvero al caso tuo è una valutazione personale con l’équipe medica qualificata del Dr Cinik, e quando ti senti pronto, e solo allora, puoi contattare la clinica.
Avvertenza medica: questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce un parere medico. I risultati variano da persona a persona. Per un piano adatto al tuo caso, rivolgiti all’équipe medica qualificata del Dr Cinik, professionisti che valutano la tua situazione durante un consulto personalizzato.