Inibitori JAK per l'alopecia: baricitinib, ritlecitinib e cosa ci aspetta
Sommario
Perdere i capelli a chiazze. Senza preavviso. Senza sapere se si fermerà, se si estenderà o se scomparirà con la stessa rapidità con cui è comparsa. È la realtà quotidiana di chi convive con l’alopecia areata, una malattia autoimmune che interessa circa il 2% della popolazione mondiale.
Per anni, i dermatologi hanno fatto affidamento su corticosteroidi iniettabili o immunosoppressori aspecifici. Approcci poco mirati, con risultati spesso deludenti, che generavano frustrazione tanto nei pazienti quanto nei medici.
Poi, tra il 2022 e il 2023, due molecole hanno cambiato le carte in tavola: baricitinib e ritlecitinib. Due inibitori della via JAK, somministrati per via orale, che hanno trasformato il modo di trattare l’alopecia areata grave.
Nel 7-12% dei pazienti, la malattia progredisce fino alla perdita totale di capelli, sopracciglia e ciglia. L’impatto psicologico è enorme.
Capire come funzionano questi trattamenti, cosa possono offrire davvero (e cosa no), permette di affrontare il colloquio con il proprio dermatologo con maggiore consapevolezza.
Cosa succede nel follicolo quando si sviluppa l’alopecia areata
Non serve una laurea in immunologia per afferrare il meccanismo. Il concetto di base è semplice.
In condizioni normali, il follicolo pilifero nella fase di crescita è protetto da una specie di scudo biologico. Gli specialisti lo chiamano “privilegio immunitario”. In pratica, le cellule del follicolo risultano quasi invisibili al sistema immunitario: esprimono pochissime proteine identificative (molecole MHC di classe I) e vivono in un microambiente antinfiammatorio. Il ciclo del capello procede senza intoppi.
Nelle persone con alopecia areata, questo scudo collassa. I follicoli iniziano a esprimere molecole di allarme (in particolare ULBP3) e i linfociti T citotossici le intercettano. Parte un attacco infiammatorio mirato.
Il guaio è che il circolo vizioso si innesca in fretta. I linfociti T rilasciano interferone-gamma, che a sua volta recluta altri linfociti T. Un loop autoperpetuante che passa interamente dalla via di segnalazione JAK-STAT. Tre proteine JAK sono coinvolte: JAK1 e JAK2 sul versante delle cellule follicolari, JAK3 su quello dei linfociti T.
Il capello viene espulso dalla fase di crescita molto prima del previsto. Entra in regressione, poi in una fase di riposo prolungata.
C’è però un dato rassicurante: a differenza dell’alopecia cicatriziale, dove i follicoli vengono distrutti in modo permanente, qui restano in una sorta di dormienza forzata. Intatti, ma paralizzati. Ed è proprio per questo che la ricrescita resta possibile, a patto di tenere sotto controllo l’infiammazione.
Bloccare le proteine JAK vuol dire spezzare il circolo vizioso alla radice e permettere al follicolo di riprendere un ciclo di crescita normale. È quello che fanno gli inibitori JAK.
Baricitinib: il primo trattamento orale approvato per l’alopecia areata
Baricitinib (Olumiant®) agisce su JAK1 e JAK2. Sviluppato inizialmente per l’artrite reumatoide, nel giugno 2022 è diventato il primo farmaco orale approvato dalla FDA per l’alopecia areata grave negli adulti. Una prima assoluta per una malattia a lungo ignorata dall’industria farmaceutica.
Due studi clinici su larga scala sostengono questa approvazione: BRAVE-AA1 e BRAVE-AA2, con oltre 1.200 adulti che presentavano una perdita di capelli pari ad almeno il 50%. Si trattava di forme gravi o molto gravi: più della metà dei partecipanti aveva un’alopecia quasi totale. Una sfida terapeutica non da poco.
I risultati: a 36 settimane, circa il 35% dei pazienti trattati con baricitinib 4 mg ha recuperato almeno l’80% della copertura del cuoio capelluto. L’efficacia ha continuato a crescere: alla settimana 52, si è arrivati al 40,9% in BRAVE-AA1 e al 36,8% in BRAVE-AA2. Alcuni pazienti che inizialmente non avevano risposto hanno registrato miglioramenti prolungando il trattamento. La pazienza paga.
D’altro canto, l’alopecia areata resta una malattia cronica. Lo studio di sospensione lo ha confermato senza ambiguità: dopo un anno di trattamento efficace, l’80% dei pazienti che hanno interrotto baricitinib ha avuto una ricaduta. La buona notizia: riprendere il farmaco funziona. Tra chi è tornato alla dose di 4 mg, l’87,5% ha recuperato una buona risposta.
Quanto agli effetti collaterali, niente di inatteso per un immunomodulatore orale: infezioni delle vie respiratorie superiori, mal di testa, rinofaringite, acne. Effetti generalmente ben tollerati, in linea con quanto osservato per altri farmaci della stessa classe. I dati di sicurezza raccolti su quattro anni di uso continuativo non hanno fatto emergere segnali preoccupanti: nessun nuovo caso di infezione opportunistica, nessun evento cardiovascolare grave.
Ritlecitinib: più mirato e disponibile dai 12 anni
Ritlecitinib (Litfulo®) segue una strategia diversa. Se baricitinib punta su JAK1/JAK2, questa molecola sviluppata da Pfizer inibisce in modo selettivo JAK3 e le chinasi della famiglia TEC. L’idea è colpire le cellule T responsabili dell’attacco nel modo più selettivo possibile, senza interferire con altre vie di segnalazione.
Approvato dalla FDA nel giugno 2023, ritlecitinib introduce una novità di peso: è autorizzato a partire dai 12 anni di età. È il primo inibitore JAK disponibile per gli adolescenti con questa indicazione. Questo conta, perché l’alopecia areata spesso esordisce in età giovanile.
Lo studio principale, ALLEGRO, ha arruolato 718 pazienti in 18 Paesi. Alla dose di 50 mg al giorno, con o senza una dose di carico di 200 mg nelle prime 4 settimane, i risultati si sono distinti dal placebo già alla 24ª settimana. E il miglioramento è proseguito per tutta la durata del trattamento.
Ritlecitinib agisce anche su sopracciglia e ciglia. Per chi vive senza sopracciglia da anni, non è un dettaglio secondario.
Profilo di sicurezza? Rassicurante. Rinofaringite, follicolite, infezioni delle vie respiratorie superiori. Nel programma ALLEGRO non sono stati segnalati eventi cardiovascolari, tromboembolici o oncologici.
Baricitinib o ritlecitinib: quale molecola scegliere?
La scelta dipende dal profilo del paziente. Baricitinib agisce su JAK1/JAK2 ed è riservato agli adulti. Ritlecitinib agisce su JAK3/TEC ed è disponibile dai 12 anni in su.
Entrambi richiedono un trattamento continuativo per mantenere i risultati.
Nella pratica clinica, il dermatologo decide in base all’età, alle patologie associate, ai trattamenti già tentati e alla gravità dell’alopecia areata. Un adolescente verrà orientato verso ritlecitinib. Un adulto con artrite reumatoide potrebbe trarre beneficio da baricitinib.
Entrambi i farmaci richiedono prescrizione medica e analisi del sangue periodiche.
Nota: una terza molecola, il deuruxolitinib (Leqselvi®), è stata approvata dalla FDA nel luglio 2024. Le opzioni terapeutiche continuano ad ampliarsi.
Quando i farmaci non bastano
Gli inibitori JAK hanno cambiato la vita di molti pazienti. Ma non vanno bene per tutti. Alcuni non rispondono. Altri hanno controindicazioni. E la ricaduta dopo la sospensione del trattamento resta quasi inevitabile. È un aspetto da valutare con attenzione insieme al proprio dermatologo prima di iniziare la terapia.
Un’altra precisazione necessaria: alopecia areata e alopecia androgenetica non sono la stessa malattia. La prima è autoimmune, causata da un’alterazione del sistema immunitario. La seconda dipende dal DHT e dalla predisposizione genetica, con un diradamento progressivo che interessa zone specifiche del cuoio capelluto. I meccanismi sono diversi, e le risposte ai trattamenti anche.
Per l’alopecia androgenetica stabilizzata, il trapianto di capelli in Turchia resta la soluzione più efficace e con risultati stabili nel tempo. La clinica del Dott. Emrah Cinik, con oltre 20 anni di esperienza a Istanbul, propone le tecniche più recenti: FUE Zaffiro, DHI, con trattamento PRP e Regenera Activa inclusi nei pacchetti per ottimizzare la ricrescita.
Per capire se la tua situazione è più adatta a un approccio medico o chirurgico, una consulenza gratuita può aiutarti a fare chiarezza. Per scoprire i trattamenti per la caduta dei capelli che funzionano davvero, consulta la nostra guida completa o contattaci direttamente.
Riferimenti scientifici
King, B., Ohyama, M., Kwon, O., et al. (2022). Two phase 3 trials of baricitinib for alopecia areata. New England Journal of Medicine, 386(18), 1687-1699.
Kwon, O., Senna, M. M., Sinclair, R., et al. (2023). Efficacy and safety of baricitinib in patients with severe alopecia areata over 52 weeks of continuous therapy in two phase III trials (BRAVE-AA1 and BRAVE-AA2). American Journal of Clinical Dermatology, 24(3), 443-451. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9974384/
King, B., Zhang, X., Harcha, W. G., et al. (2023). Efficacy and safety of ritlecitinib in adults and adolescents with alopecia areata: a randomised, double-blind, multicentre, phase 2b-3 trial. The Lancet, 401(10387), 1518-1529. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37062298/
Tziotzios, C., Sinclair, R., Lesiak, A., et al. (2025). Long-term safety and efficacy of ritlecitinib in adults and adolescents with alopecia areata and at least 25% scalp hair loss: Results from the ALLEGRO-LT phase 3, open-label study. Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, 39(6), 1152-1162. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12105460/
King, B., Senna, M. M., Ohyama, M., et al. (2024). Baricitinib withdrawal and retreatment in patients with severe alopecia areata: The BRAVE-AA1 randomized clinical trial. JAMA Dermatology, 160(10), 1039-1048. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11325239/
Jabbari, A. (2022). An overview of JAK/STAT pathways and JAK inhibition in alopecia areata. Frontiers in Immunology, 13, 955035. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9470217/
Mysore, V., et al. (2023). Which is the ideal JAK inhibitor for alopecia areata – baricitinib, tofacitinib, ritlecitinib or ifidancitinib. Journal of Cutaneous and Aesthetic Surgery, 16(1), 1-11. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10373824/